Q

Luther Blissett, Q - e-book
 
Letto dal 29 luglio al 6 novembre 2013
 
Il mio voto: 3/5 stelline

 

Dopo lotte secolari che durarono non trent’anni (come scherzava un grande drammaturgo rumeno) ma all’incirca tre mesi, cioè dopo averlo preso, lasciato e ripreso parecchie volte, finalmente, l’ho finito! Come impressione generale, questo romanzo è… quasi. Quasi storico (come fedele ricostruzione di un’epoca, voglio dire), quasi epopeico (come grandezza delle immagini, dei personaggi e del soffio narrativo), quasi postmoderno (come struttura, linguaggio, tematica), in poche parole – quasi grande. E avrebbe talmente potuto esserlo, perché tutto era lì! Ora mi spiego.

Come romanzo storico non è sempre convincente: nonostante la descrizione dei luoghi, abiti, abitudini, credenze, il linguaggio resta troppo moderno e l’allegoria (benché voluta) troppo evidente, non soltanto derubando il lettore del piacere di una lettura ingenua, da intrepretare come vuole, ma anche ricordando quell'arte tendenziosa tanto bestemmiata.

D'altra parte, benché non abbia niente contro la discontinuità temporale quando rifletta il disordine del pensiero, the stream of consciousness, la memoria involontaria e così via, qui, il viavai tra anni e mi ha dato l’impressione di una disordine, per cosi dire, troppo organizzata, come l’accozzaglia di fogli sul tavolo di uno storico che non ha avuto tempo di mettere i suoi documenti in ordine cronologica. 

Questo potrebbe spiegare perché, nonostante la sua lunghezza, Qnon riesce a diventare epopeico, cioè invece di grandioso sembra piuttosto smisurato, perfino qua e là noioso da morire (devo ammettere vergognosamente che ho saltato qualche pagina o almeno l’ho letta obliquamenteRigolant). 

Eppure ci sono anche pagine molto alerte, molto vive e scorrevoli, che riscattano il romanzo. La figura di Q, per esempio, elusiva e inquietante, eminenza grigia della trama, è realizzata con grande abilità e finezza, fino al punto in cui gli scrittori hanno ritenuto necessario inserire il suo diario, inutile nell’economia del testo e per nulla convincente – dato che quasi tutto quello che è scritto dentro si poteva dedurre. Invece di rendere la sua personalità più complessa, le toglie il mistero, trasformando il maestro burattinaio in uomo comune. Altrimenti, Q è davvero affascinante, un sottile Mr Hyde del protagonista:

“…siamo le due facce della stessa moneta, (…) abbiamo combattuto alla stessa guerra e nessuno dei due non esce vincitore.”

L’incontro finale tra i due mi è sembrato abilmente diritto, un interessante miscuglio tra romanzo di cappa e spada (mi ha fatto pensare all'armistizio finale tra d’Artganan e Rochefort) e romanzo psicologico (gli sforzi introspettivi dell'eroe per capire il suo proprio atteggiamento verso il suo nemico di una vita) in una vera sintesi postmoderna:
 
“Lascio correre lo sguardo sulle tombe. Su ognuna poteri leggere il nome di un compagno, ripercorrere le tappe che mi hanno portato qui. Ma non riesco a provare odio. Non ho più la forza per disprezzare. Guardo Gresbeck e vedo soltanto un vecchio.”

Questa scena dell’incontro è uno dei motivi per cui ho cambiato idea e ho deciso di assegnarli tre stelline invece di due. Un altro motivo è stato la lettura facilissima (e per questo voglio dire che il mio italiano non ha avuto molte sfide da superare ☺), perché ho vissuto momenti in cui dubitavo sinceramente che abbia finito di leggerlo se non fosse stato scritto in italiano. Infine, ho trovato alcune frasi astute:

“L’ironia della sorte è che aspettavamo gli sbirri e invece sono arrivati i preti.”
“Lutero ha strappato ai preti il vestito nero, soltanto per ricucirlo nel cuore di tutti gli uomini.”
“Non. Proprio non pensavo di poter fare soldi con il contrabbando dei libri.” 
“Gente che si nutra assai male (…) ma sa scegliere con cura le letture.”

In tutto, romanzo molto ambizioso, spesso arrogante (a volte perfino pomposo, stilisticamente parlando: “Sono stato tra questi. Dalla parte di chi ha sfidato l’ordine del mondo.”), che ha forse raggiunto l’orizzonte di attese di alcuni lettori ma non so se ha veramente raggiunto quello dei suoi autori, cioè, di fare un po' di differenza nel mondo:

“Essere puri non significa separarsi dal mondo, condannarlo, per obbedire ciecamente alla legge di Dio: se vuoi cambiare il mondo degli uomini devi viverlo.”

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