Un nastro al cappello

Chiara Pagliocchini, Un nastro al cappello – e-book

Letto da: 16 a 20 dicembre 2013

 Il mio voto: 3/5 stelline

 

”In te, in seno alle margherite,

ho viaggiato di rigo in rigo senza muovermi,

solo un libro in grembo, chiuso

su petali essiccati, custoditi per sempre

nel segreto tra due pagine

(Ivan Karamazov e Natasha Rostova

comunicano per il portale nascosto

di un fiore).

 A volte strabiliante per la consistenza delle sue immagini, a volte ingenuo come una pittura naïf, a volte giovane da spezzarti il cuore, Un nastro al cappello è un libretto che vetrina il talento ed è molto promettente per il futuro letterario di Chiara Pagliocchini.  Questa giovane scrittrice ce la farà, sicuramente, perché tutto è lì: sensibilità, coerenza narrativa, abilità stilistica e naturalmente, originalità.

 Concepito come un diario letterario, il volume raccoglie poesie e prose riunite sotto il tema della perdita, secondo la chiave di lettura offerta dall’autrice, che confessa di averlo scoperto in un verso di Emily Dickinson che le ha suggerito anche il titolo.

Ovviamente (questi autori che ci ingannano sempre!) la paletta tematica è molto più vasta, coprendo l’amore, la natura (le paesaggi hanno sempre una sorprendente forza visuale, come questa comparazione: “il papavero, rosso da far spavento”), la famiglia e soprattutto la comunicazione.

 Ecco qualche esempio preso quasi al caso dal libro:

“Ci piacevano le sere fredde e secche, quelle in cui le stelle sono tante ferite pulsanti su un corpo livido.”

 “Più lontano qualche lucciola fa scintille come una lampadina guasta.”

“il cielo era celeste per nessuno,

splendido e vuoto come il viso

di uno scemo”

Ma il brano che a me personalmente è piaciuto di più è stato il racconto La palla dove la mano sicura dell’autrice manipola a meraviglia lo slalom tra età diverse dall’infanzia candida e la pubertà incerta alla giovinezza impaziente e anche alla maturità rigida, tutto sotto il segno della palla, metafora ispirata dell’età innocente:

“Sentiva che la palla non era niente in confronto al gioco che si spiegava ai suoi occhi. Ma di quella palla, solo di quella palla, aveva una grande nostalgia.”

 In tutto, un libro da leggere e una scrittrice da ricordare.

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